Fonte: Ospedale internazionale di medicina mongola della Mongolia Interna · Pubblicazione: 23 ottobre 2026 · Leggi il rapporto originale
L’Ospedale internazionale di medicina mongola della Mongolia Interna ha riferito il 23 ottobre che una donna di 51 anni proveniente dalla Mongolia era stata sottoposta a chirurgia citoriduttiva per carcinoma peritoneale primitivo, dopo la diagnosi e la chemioterapia presso la struttura. L’intervento si è svolto il 21 settembre 2026. Al momento della pubblicazione, l’ospedale descriveva parametri vitali stabili, risultati degli esami in costante miglioramento e un buon recupero postoperatorio.
Da una diagnosi incerta alle cure in Cina
Nel giugno 2026 la paziente era stata ricoverata in un ospedale della Mongolia per dolore al basso ventre. L’esame istologico dopo un’appendicectomia aveva identificato una neoplasia maligna di origine incerta. Si era quindi rivolta al reparto di ginecologia dell’ospedale cinese.
Dopo una consultazione multidisciplinare, era stata eseguita una prima operazione in anestesia generale: omentectomia parziale, asportazione di una neoplasia peritoneale e lisi delle aderenze pelviche e addominali. L’esame estemporaneo al congelatore della massa asportata era compatibile con adenocarcinoma invasivo. Una consulenza anatomopatologica postoperatoria aveva definito la diagnosi di neoplasia maligna peritoneale primitiva in stadio IIIC. Dopo tre somministrazioni di chemioterapia, la paziente era stata nuovamente ricoverata.
Pianificare in presenza di aderenze e altre patologie
La successiva operazione presentava rischi aggiuntivi. Diversi precedenti interventi addominali avevano lasciato aderenze estese e dense e alterato i rapporti anatomici nella pelvi e nell’addome. La paziente presentava inoltre ipertensione, rigurgito valvolare cardiaco, amartoma renale, emangioma epatico e polipi della colecisti. Secondo l’ospedale, questi fattori comportavano un rischio elevato di emorragia importante e lesioni intestinali o ureterali durante l’intervento.
Specialisti di ginecologia, chirurgia generale, anestesiologia e diagnostica per immagini hanno valutato insieme le sue condizioni nell’ambito di un gruppo multidisciplinare. Dopo aver considerato i rischi di aderenze, sanguinamento e lesioni d’organo, hanno elaborato attraverso ripetute discussioni un piano chirurgico individuale e un programma di gestione perioperatoria.
Il 21 settembre il gruppo guidato da Cen Yao ha eseguito lisi delle aderenze addominali e pelviche, omentectomia, isterectomia totale e riduzione tumorale che interessava entrambi gli annessi uterini. Sono le procedure descritte nel resoconto dell’ospedale: l’intervento risale a settembre, mentre la pubblicazione è di ottobre.
Il monitoraggio dopo l’intervento
Dopo l’operazione, il gruppo ha seguito il programma multidisciplinare integrato. Ha monitorato attentamente parametri vitali, drenaggi e risultati di laboratorio, adottando misure per prevenire infezioni, trombosi e alterazioni elettrolitiche nel periodo perioperatorio.
L’esito riportato in quella fase era la stabilità dei parametri vitali, il miglioramento degli indicatori e un buon recupero. Il caso documenta un percorso transfrontaliero da una neoplasia inizialmente di origine incerta alla diagnosi anatomopatologica, alla chemioterapia e a un ulteriore intervento ad alto rischio. I precedenti chirurgici e le patologie associate hanno orientato il piano. I risultati descritti riguardano il recupero postoperatorio, senza stabilire un esito oncologico a lungo termine.